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Il Master in Data Management & Business Analytics torna in Aula con il direttore Scientifico del percorso formativo, il Prof. Guido Di Fraia, per un’intera giornata dedicata al Social Media Listening.

La lezione del venerdì sarà, infatti, suddivisa in due parti: nella mattinata una sessione introduttiva e strategica, nel pomeriggio un workshop. Entrambe le sessioni saranno incentrate sulle

attività di ascolto e le strategie per il marketing e la comunicazione

Si parla spesso di Sentiment Analysis come di un sinonimo del Social Media Listening ma capiamo subito che le cose sono diverse da come appaiono.

La Sentiment Analysis è, infatti, parte di un lavoro più complesso e articolato che può porsi moltissimi obiettivi.

Questo, a patto di partire dalle domande giuste e di strutturare scientificamente l’analisi nelle sue fasi essenziali:

  • Progettazione
  • Ricerca ed estrazione
  • Selezione e pulizia del rumore
  • Analisi e interpretazione
  • Utilizzo strategico

Guido presenta all’aula queste fasi attraverso 10 domande che guidano l’attività pratica di ogni progetto di Social Media Listening.

Ogni interrogativo va a specificare e indagare un aspetto differente della questione generale, ovvero:

Perché analizzare i contenuti?

A seconda dei nostri obiettivi sarà, di volta in volta, essenziale rispondere in fase di progettazione a ciascuna per comprendere chiquando, cosa, dove ascoltare.

Ma non è tutto: i dati, per parlare e supportare una strategia di marketing e comunicazione, devono essere confrontati perché “No benchmark no analisi”.

Con quali dati dovremmo confrontare quelli derivanti dall’ascolto?

Quelli di un competitor? Quelli della nostra azienda in un passato più o meno remoto?

La risposta giusta non c’è: dipende dagli obiettivi che vogliamo porci nell’analisi che stiamo progettando.

C’è, inoltre, un altra scelta da operare, quella relativa agli strumenti dell’analisi.

Guido ci presenta, quindi, una serie di piattaforme che possono supportarci.

Alcune hanno compiti specifici di settaggio o alert, altre sono dedicate all’ascolto di canali specifici o misurano l’efficacia degli influencer
Altre ancora integrano molte di queste funzionalità.

Talkwalker, ad esempio, è la piattaforma di Social Media Listening che ci supporterà nel workshop pomeridiano.

Prima di metterci al lavoro, quindi, ne indaghiamo le potenzialità, ci addentriamo nel linguaggio delle query con operatori booleani e seguiamo la demo approfondita di Guido.

Dopo aver ascoltato e analizzato i contenuti, sabato mattina ci dedichiamo al mondo dell’ADV.

La Dott.ssa Patrizia Conte, infatti, ci trascina in una carrellata sul mercato, le logiche, gli attori e le ‘macchine sparabanner‘ (sic!) del Digital ADV per poi entrare nel vivo del Programmatic Advertising.

Qual è la vera essenza del Programmatic ADV?

Innanzitutto definiamo il Programmatic come automazione del Digital Advertising.

Ma c’è molto di più e Patrizia ce lo illustra con attraverso il racconto entusiasta di come si sia sempre più appassionata a questo mondo.

La profonda innovazione del Programmatic ADV è la possibilità, nel tempo di un battito di ciglia, di restituire una comunicazione puntuale all’utente.
Un
 messaggio altamente targettizzato e contestualizzato nel ‘qui e ora’.

Come avvengono gli acquisti e le aste nel mondo del Programmatic ADV?

Anche in questo caso, partiamo dalle informazioni chiave per comprendere poi il funzionamento delle macchine coinvolte nel processo:

  1. Con il Programmatic ADV non si comprano Page view, si acquistano impression
  2. Le campagne di Programmatic ADV possono essere impostate esclusivamente per l’acquisto a CPM
  3. Il mercato d’acquisto si svolge in un’unica valuta: il dollaro

Attraverso una serie di esempi scopriamo il significato di acronimi come DSP e SSP e assegniamo a buyer e seller i propri strumenti:

In chiusura della lezione, ci soffermiamo sulla stretta relazione tra Programmatic ADV e dati approfondendo le Data Management Platform.

La DMP è uno strumento che aggrega informazioni che provengono da una grande varietà di fonti, le cataloga e le rende azionabili nelle piattaforme di ADV.

Non solo, è in grado di elaborare, su una base di dati certi, una serie di calcoli probabilistici grazie ai quali il bacino di audience verrà ampliato.

Se per molte delle domande che ci poniamo durante le lezioni la risposta è spesso “dipende”, questo weekend abbiamo compreso che c’è un obiettivo cruciale per ogni strategia di marketing data drivenconoscere in maniera sempre più approfondita il proprio target per individuare un linguaggio comune.

Ed è un compito più complesso di quanto ci si possa aspettare:

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